Informazioni per il Cammino

09.01.2016 04:09

Ho ricevuto richieste d’informazioni su come e quale Cammino affrontare. C’è chi mi chiede se si possa andare con le scarpe da tennis; no, quelle non vanno assolutamente bene. Le uniche adatte sono quelle da trekking, e sono costose (sui 100 euro e a volte perfino di più). Le mie sono in “goretex” e con suole in “contagrip”; se ne parla un gran bene delle suole in “vibram”, che sono più dure e resistenti, ma tendono anche a scivolare di più delle “contagrip”. Le scarpe, è importantissimo, vanno valutate bene, e alla partenza non siano né strette né nuove. Un saggio viaggiatore disse che prima di partire per un trekking bisogna essere sicuri che le scarpe siano buone; mai partire con quelle nuove.

Lo zaino dev’essere piccolo e deve avere un peso non superiore ai 12 kg, e se è meno è ancora meglio. Occhiali da sole, cappello con visiera, creme solari, cerotti, aureomicina, sapone da bucato, Prep, sono indispensabili. Ecco cos’altro necessita: sacco a pelo estivo, paia di calze corte da trekking, asciugamani in microfibra, una felpa, due T-shirt, un pantalone lungo (blue jeans leggero), due pantaloni corti, mantella pioggia, sandali, ciabatte di plastica per la doccia, shampoo e bagno schiuma in confezioni piccole, beauty con il minimo necessario, pochissimi medicinali, contapassi, corda da bucato, mollette da bucato, coltellino svizzero multiuso, foulard leggero, due bottigliette di plastica per l’acqua da bere.

Si sappia che per giungere a Santiago de Compostela ci sono ben otto Cammini: CAMMINO FRANCESE, lungo circa 775 chilometri; CAMMINO DEL NORD, con la sua lunghezza totale di 825 chilometri; CAMMINO PORTOGHESE, lungo circa 620 chilometri (224 da Vilar do Pinheiro - Porto); CAMMINO INGLESE, lungo circa 110 chilometri; CAMMINO PRIMITIVO, lungo circa 320 km; CAMMINO DEL SUD EST-VIA DELLA PLATA, la cui lunghezza, tenendo conto che questo Cammino è un intreccio di due itinerari, è di circa 980 chilometri se si fa tutto; CAMMINO DI FISTERRA-MUXÍA, lungo circa 85 chilometri; CAMMINO DEL MARE DI AROUSA E DEL RIO ULLA, lungo circa 165 chilometri e non è prevista la Compostela. Le lunghezze dei vari Cammini sono approssimative, giacché è difficile avere un conteggio preciso.

Mi si chiede cosa ne penso del Cammino Portoghese: io sono contento di averlo scelto, proprio perché lì non c’è il caos del tanto decantato... “Cammino Francese”, che m’interessa sempre di meno. Sostengo, inoltre, che nel Cammino che va da Porto a Santiago de Compostela il tratto portoghese è stato senz’altro più affascinante di quello spagnolo. Prevedo altri Cammini da percorrere? Da parte mia no. Però capisco mia figlia che è vogliosa di rifare un altro Cammino verso Santiago, anche se sembra, per ora, più attratta da quello chiamato Primitivo (circa 320 km, e meno gente rispetto al Francese). Scegliendo questo può essere una valida variante rispetto a quello Francese, che è piuttosto affollato, e poi... sono preferibili le vie da scoprire e non le “autostrade intasate”. Certo, anche con il Primitivo dovrà evitare luglio e agosto per non sentirsi soffocare dalla marea di pellegrini in marcia, in competizione tra loro per arrivare primi agli ostelli sia per assicurarsi il posto per dormire sia per avere la garanzia delle docce calde. Ciò è antipatico ma tant’è… Il Primitivo, che inizia a Oviedo (capitale dell’attuale principato delle Asturie), nel nord della Spagna, è uno dei più antichi cammini e per molto tempo è stato il solo praticabile, ed è l’unico che passa da Lugo. Quando iniziarono i pellegrinaggi Lugo, città di origini romane, era la più importante della Galicia (o Galizia, come si preferisce) e costituiva tappa quasi obbligata di passaggio. Con il passare del tempo il cammino più frequentato divenne il Camino Francés.

Onestamente ammetto che il “Primitivo” l’ho conosciuto lì sul posto, perché prima di partire non ne sapevo niente.

Se si sceglie quello Portoghese, consiglio di fare andata e ritorno in aereo a Lisbona. Poi, dalla capitale portoghese, in treno si va a Porto e quindi s’inizia il Cammino. Da Porto suggerisco di non incamminarsi subito, ma conviene prendere la metropolitana che va in direzione Póvoa De Varzim (stando attenti a evitare la linea “express” che non ferma in tutte le stazioni). Si scende a Vilar do Pinheiro, e qui si gira verso la strada a destra: non si trovano indicazioni per circa ottocento/novecento metri. Poi si prosegue diritto, superando il primo incrocio stradale che si trova dopo circa quattrocento metri. Alla fine di questo percorso lastricato ci s’imbatte con le indicazioni del “Camino Portoghese”: qui inizia il Cammino. Un consiglio: non siate numerosi, perché, secondo me, i gruppi non funzionano; meno si è e meglio è… costatando che difficilmente si è soli.

Giunti a Santiago, suggerisco di prendere il pullman per Finisterre: ne vale assolutamente la pena pernottare almeno una volta. Poi, da Santiago de Compostela, c’è il pullman per Porto, dove consiglio vivamente di fermarsi. Sulla via del ritorno, a Cammino concluso, da Porto non si può mancare di andare a vedere il santuario Bom Jesus do Monte (a 5 km da Braga), che si erge in cima a una monumentale scalinata barocca. La scalinata, a doppia rampa, presenta alla base due colonne intorno alle quali è avvolto un serpente; l’acqua fuoriesce dalla bocca del rettile e cola a spirale intorno al suo corpo. Sopra la fontana delle Cinque Piaghe l’acqua zampilla dai cinque bisanti che appaiono nello stemma del Portogallo, ogni piano di sosta è adorno di fontane allegoriche che illustrano i cinque sensi. A seconda del senso illustrato, l’acqua zampilla dagli occhi (vista), dalle orecchie (udito), dal naso (olfatto) e dalla bocca (gusto). Il tatto è rappresentato da un personaggio che tiene nelle mani una brocca da cui sgorga l’acqua.

Dopodiché si può vedere anche Coimbra, prima di tornare a Lisbona per prendere l’aereo del ritorno. Gli spostamenti in queste località portoghesi si possono fare tranquillamente in treno. Non dimentichiamo che Porto, insieme con altre città come Évora e Lisbona, conserva da secoli non solo bellezze classiche ammirate da tutto il Portogallo ma anche dall’Europa. C’è molto lavoro francese e arabo, soprattutto a Lisbona, dando un vasto patrimonio culturale e una ricchezza grandissima imboccata dal turismo. Évora, purtroppo, non rientrava nel nostro giro vacanziero: a noi era impossibile vederla, per ragioni di tempo. Mi si chiede chi è più bella tra Porto e Lisbona? È sempre soggettiva ogni scelta, tuttavia io opto per Porto.

Nel libro, tra l’altro, si parla della stazione dove partono i pullman che da Santiago de Compostela vanno a Porto e a Finisterre. Dei collegamenti ferroviari da Lisbona a Porto, o da Porto al santuario Bom Jesus do Monte (a 5 km da Braga), e a Coimbra. Del volo aereo Malpensa-Lisbona. Ci sono anche informazioni sugli otto Cammini che giungono a Santiago de Compostela (itinerari e lunghezze dei percorsi) con tanto di cartina dettagliata fatta apposta da Marika: queste informazioni di solito sono molto difficili da trovare tutte assieme. Nel libro non possono mancare, ovviamente, le soluzioni logistiche sia durante sia al di fuori della camminata. C'è pure la descrizione di come sono gli albergue. Si snocciolano, infine, le spese affrontate, ecc…

A proposito di albergue, è doverosa una precisazione: in Portogallo e in Spagna c’è differenza tra “albergue” e “hostal”, oppure “hostel”; questi ultimi due sono ostelli di categoria superiore e perciò più confortevoli, mentre i primi sono gli alloggi più economici (e spartani) in assoluto, ma entrambi fanno pur sempre parte della categoria ostelli. Durante le tappe del Cammino, con le Credenziali si può accedere alla categoria albergue, che sono gli ostelli municipali. Gli altri, ossia i migliori, sono ostelli privati che non c’entrano niente con le Credenziali e costano ovviamente di più, al contrario di quelli municipali che chiedono solo 5 euro in Portogallo e 6 in Spagna, oppure delle offerte libere come a São Pedro de Rates e a Rubiães.

Cos’altro aggiungere sul Cammino? Beh, suggerisco una cosa: è indispensabile avere un grande spirito di adattamento, soprattutto al riguardo dei pernottamenti negli ostelli municipali. Io non so come siano quelli del Cammino Francese o di altri Cammini, però per il tratto che ho conosciuto ho trovato ostelli economici, sì certamente, ma con letti a castello molto ravvicinati se non addirittura confinanti tra loro. E si sa come vanno queste cose quando malauguratamente si sta a pochi centimetri da un russatore. Inoltre l’esperienza di questi ostelli spartani mi porta un po’ la memoria (letti a castello a parte) ai miei sette anni di collegio… e non era sempre roseo. Del resto non tutti sanno adeguarsi a ciò, tanto è vero che ho conosciuto persone che hanno preferito evitare gli albergue, pernottando altrove. Chi non intendesse imitare costoro ha una sola cosa da fare: adattarsi a ciò che passa il convento, in questo caso l’economico ostello municipale. Altrimenti rinunci al Cammino.

Vi do un consiglio: non pensiate di essere stati gli unici ad aver fatto qualsiasi Cammino, perciò diventate patetici qualora arrotondate abbondantemente i chilometri percorsi. Per esempio: il percorso da Porto (anzi da Vilar do Pinheiro) a Santiago de Compostela è ufficialmente di 224 chilometri, non può diventare trecento guardando il proprio contapassi. Non è una cosa seria, anche perché il contapassi è una cosa indicativa, da non prendere però come oro colato perché, per essere preciso, bisognerebbe mantenere (esattamente) la stessa andatura per centinaia di chilometri… cosa pressoché impossibile. Per di più diventa ridicolo calcolare anche le passeggiate che si fanno nei vari luoghi dove ci si ferma magari alla fine della camminata: che c’entra? Mi sembra come chi, in un tragitto di undicimila chilometri sul suolo africano, sommi anche le migliaia di chilometri fatti in aereo per giungere in Africa. Torno a ripetere: “Che c’entra?”. Siamo seri, per favore, e non ridicoli: quando si calcola la distanza del cammino da un luogo a un altro ci si deve limitare solo al tragitto nudo e crudo e basta. Diciamocela tutta: chi imbroglia su dati conosciuti da chiunque fa questi cammini (perché ufficiali)… passa per sbruffone e poco credibile; ne vale la pena? Io penso di no.

A chi si appresta a percorrere il Cammino, qualunque sia, faccio un grandissimo “in bocca al lupo” con una citazione di JOHANN  WOLFGANG  GOETHE, che mi ha accompagnato sempre nei miei viaggi:

“Se c’è una cosa che puoi fare o che pensi di poter fare, cominciala: nell’ardimento c’è genialità, potenza e magia”.

Non posso però terminare senza il saluto di rito, pertanto vi dico:

Buon Cammino” (vi lascio con la frase che un simpaticissimo pellegrino olandese diceva ogni mattina prima di uscire, e sempre con il sorriso sulle labbra).

Le nostre scarpe: è importantissimo sceglierle bene, e che alla partenza non siano né strette né nuove.

Contatti

Giorgio Càeran Milano moreschi.caeran@alice.it