Cammino per Santiago e Stati Uniti d’America

12.08.2014 16:28

Dopo il Cammino Portoghese fatto l’anno prima con mia figlia, questa volta, ancora con lei, mi sono concesso una vacanza del tutto diversa e per me inusuale: diciamo che è stata più la vacanza di Chiara diventata da poco maggiorenne, anziché la mia. Ho lasciato spesso a lei il pallino delle decisioni… ed io mi sono limitato ad assecondarla. Del resto perché non fare così con una figlia che ha finito nel miglior modo possibile la 4° liceo scientifico? Se lo merita, giacché a scuola va benissimo (seppur non ha una buona opinione di certi suoi insegnanti). A ogni buon conto oggi (nel 2014, all’età di 62 anni), per la prima volta sono partito con un trolley anziché con lo zaino.

A Chicago (che ha un lago grande quasi come il Mare Adriatico) ci si ferma una settimana, poi siamo andati a vedere le cascate del Niagara, Boston e New York. Da New York la sera del 2 luglio abbiamo spiccato il volo per “Milano Malpensa”, giungendo il giorno dopo.

È la prima volta, anche, che sono partito avendo organizzato quasi tutto. Finora, infatti, avevo sempre cercato di programmare il meno possibile ogni viaggio, perché volevo dare voce alla cosa più affascinante che c’era: ossia l’imprevisto. L’imprevisto è il tocco in più, è l’anima dell’avventura. La sua mancanza, invece, dà credito all’eccessiva programmazione e, pertanto, alla mancanza d’avventura. Ecco perché nel 2013, al termine del Cammino verso Santiago de Compostela dissi che occorre dare il valore giusto alla definizione di avventura: secondo me l’avventura c’è quando si sfida l’ignoto e in un Cammino verso Santiago de Compostela d’ignoto non c’è niente, perché si sa benissimo a quali distanze ci sono gli alloggi dove pernottare, e per di più si segue un percorso perpetuamente indicato dalle frecce gialle… lasciando poco margine agli imprevisti. Io penso che l’avventura viva diametralmente opposta alla programmazione, insomma, è un po’ come feci negli altri miei precedenti viaggi.

Tornando a questa vacanza e all’eccessiva programmazione (per me – come ho detto – innaturale), specifico che questa è stata soprattutto un regalo a mia figlia ed è giusto che sia vissuta in questo modo. Sapevo già quali erano i voli da Chicago a Buffalo, e da Buffalo a Boston. Sapevo dove sarei alloggiato a Chicago, alle cascate del Niagara, a Boston e a New York. In pratica, l’unica incertezza, chiamiamola così, era il tratto Boston - New York (che per lunghezza è, a occhio e croce, paragonabile a quella da Milano a Firenze) si percorra in treno o in pullman: poi, lì sul posto, abbiamo optato per il pullman.

Negli altri miei viaggi i pernottamenti e gli spostamenti da una località all’altra li cercavo direttamente sul posto, e per me era un’abitudine del tutto normale fare così. Addirittura adesso all’aeroporto di Chicago ci sono state due persone che ci aspettavano (con un cartello di cartone con scritto “Ben venuti Caeran”), per portarci a destinazione, lontani circa venticinque chilometri da lì: non mi era mai capitata una cosa simile. Tutto ciò mi dava l’impressione di essere un menomato, come se non sapessi muovermi per conto mio. Beh, stavolta avevo soffocato dentro di me il mio spirito libero avverso alle tabelle di marcia già tracciate a tavolino, con tanto di precisione chilometrica: sapere cosa farò in anticipo, giorno per giorno, non lo sopporto affatto perché mi dà l’impressione di timbrare un cartellino in maniera meccanica. Io, al contrario, di solito amo ciò che non s’imbriglia in schemi fissi, ecco perché non ho mai cercato di coinvolgere neanche uno sponsor per i miei vecchi viaggi. In questa vacanza, invece, ho voluto essere meno severo con me stesso e ho accettato, per una volta, tutti i comfort tipici di un viaggio sul velluto. Del resto il mio spirito spartano non lo ritengo opportuno che lo riversi su colei che è la protagonista della vacanza: penso che un viaggiatore spartano in famiglia sia sufficiente.

Perché stavolta negli Stati Uniti d’America? Lì vive, dal 1947, mia zia suora dell’ordine degli Scalabrini (la cui Casa Madre è a Piacenza). Lei, il 27 febbraio 2014 ha compiuto gli 89 anni: è la sorella minore di mio padre e sta nell’Illinois, alla periferia di Chicago (a 900 km dalle cascate del Niagara e a 1.300 km da New York), di preciso a Melrose Park. Sono tre anni che mia zia insiste nell’invitarmi, chiedendomi di andare a trovarla, anche perché è dal lontano 1972 che non ci vediamo… ed io avevo vent’anni. Era un paio d’anni che mia figlia fremeva dal desiderio di andarci, mentre io continuavo a rinviare. Non perché sono ateo – e quindi intendo evitare tutto ciò che è religioso –, ma semplicemente perché sono sempre stato attratto soprattutto dai Paesi poveri ma che sono ricchi di colori, di cose essenziali, di forti emozioni, tradizioni, odori, musica, animosità, contrasti, mercati immensi… che altrove ci sono lo stesso, ma in tono sicuramente minore. Sono sensazioni, però, che si assorbono soltanto vivendo a tu per tu con i nativi e ci vuole tempo… che il solito breve periodo di ferie non concede: ecco perché anni fa mi licenziavo per soddisfare questa voglia di viaggiare con spirito di adattamento. Nei Paesi ricchi (e anche in quelli meno abbienti, ma assai turistici) occorre meno tempo per adeguarsi, non così succede in quelli poveri (parlo sempre di quelli non turistici).

A questo proposito penso a un giovane che abita vicino a me: qualche anno fa lo incontrai che rincasava con due trolley marchiati con i simboli di una compagnia aerea, e gli chiesi da dove venisse. Mi rispose di essere stato due settimane in India… ma non ci sarebbe stato un solo giorno in più. Mi veniva voglia di rispondergli che, forse, per lui sarebbe stato migliore andare a Ibiza, Formentera, Sharm El Sheikh o a Santo Domingo… ma mi sono trattenuto. Chissà cosa ha raccontato di quella vacanza (di certo ben fotografata): la miseria, le puzze, l’ignoranza e via discorrendo; tutte cose che sapeva già prima di partire (pregiudizi rafforzati).

Io sono il suo opposto: per sole due settimane non parto per l’India (negli Stati Uniti ci può stare… pur sapendo tuttavia che anche lì è poco), mi ci vuole almeno il doppio del tempo per calarmi in quella realtà (spesso sorprendentemente positiva). Ma non siamo tutti uguali. Perché negli U.S.A. posso accettare una vacanza di diciotto giorni, mentre in India no? Sia chiaro che vacanze così brevi sono inadatte per entrambi i luoghi, ciononostante io preferisco starci di più dove sono maggiormente attratto: e l’India, come certe zone dell’Africa o di altri luoghi particolari, m’incantano di più che la sfarzosa America dei grattacieli. È sufficiente come risposta? Diciamo che due settimane e mezzo per Chicago, Niagara, Boston e New York sono misere, ma è un compromesso che però digerirei malissimo se fossi costretto ad attuarlo verso i Paesi esotici che amo di più, ed è probabile che rinuncerei. In ogni modo per questo giretto americano l’ideale sarebbe starsene via almeno un mese che, però, per problemi lavorativi adesso non mi è possibile ottenere e perciò devo accontentarmi. Se fosse per me sceglierei la California, il Grand Canyon dell’Arizona settentrionale, il Colorado e il Nevada, ma la figlia preferisce senza alcun tentennamento vedere New York che tra l’altro è assai più vicina a Chicago (nostro punto di riferimento). Mi sarebbe piaciuto andarci il prossimo anno, ma ci sono tre cose che mi hanno fatto desistere: 1°) l’età di mia zia e i suoi problemi di salute, cose che mi fanno aumentare l’incertezza di trovarla ancora in vita; 2°) l’anno prossimo mia figlia sarà impegnata con la maturità e pertanto non si potrà andare a giugno; 3°) anche nei prossimi anni sarà impossibile andarci a giugno, perché mia figlia sarà impegnata con l’università. Di conseguenza a New York si è andati adesso, nel 2014, mentre mia moglie pure questa volta è rimasta a casa: nel 2015 (o nel 2016) potrebbe invece andare lei con la figlia, magari in Spagna… chissà? Ed io starò a Milano, da solo. Ovviamente sempre che Chiara accetterà ancora di andare in vacanza all’estero con un genitore.

Chi volesse vedere sia le foto della vacanza americana sia quelle del Cammino verso Santiago de Compostela, invito a vedere il blog “Cammino per Santiago e Stati Uniti d’America (2013 e 2014)”. Qui sotto c’è il link per accedere direttamente.

https://inviaggioconlafiglia.blogspot.com/

Contatti

Giorgio Càeran Milano moreschi.caeran@alice.it